Psicogenealogia e segreti di famiglia

Pubblicato il da Maura Saita Ravizza

Come possiamo scoprire il segreto che tutta la famiglia ha gelosamente custodito e di cui non abbiamo più nessun testimone disponibile?
Si può scoprire analizzando la storia della persona e vedendo, soprattutto in età infantile, se ci sono state ripetizioni significative
Riporto una storia emblematica di incidenti ripetitivi accaduti a una persona durante l’infanzia che avevano la funzione simbolica di svelare il segreto di cui parlo nel mio libro Psicogenealogia e Segreti di famiglia edito da Mursia, Milano.
 
“Anne Ancelin Schutzenberger diceva che per stanare il segreto bisogna fare le “buone” domande: sono Dove? Chi? Che cosa? Quando? Come? (…)
Dove accadevano questi incidenti? Nella casa di campagna dove abitavano i nonni.
Chi era presente? C’erano i nonni ma non i genitori.
Che cosa è successo? Due incidenti gravi: nel primo il bambino è caduto, fortunatamente senza conseguenze, dalla stanza del primo piano dove era stato rinchiuso per riposare (in realtà per fare riposare i nonni) nel pomeriggio. Nel secondo incidente è stato travolto da una moto riportando un trauma cranico.
 
Quando? In epoca prescolastica, durante l’estate, a tre e sei anni quando il bambino stava in vacanza dai nonni.
Come è accaduto? Nel primo caso, il bambino a tre anni si è buttato dalla finestra del primo piano perché, la porta della stanza dove si trovava era chiusa a chiave e, immaginiamo, voleva andare a giocare in giardino.
Nel secondo caso, ancora più significativo, il giorno precedente il suo sesto compleanno, giocando con i cuginetti sulla strada davanti alla casa dei nonni, viene investito da una moto e resta in coma parecchie ore a causa di un trauma cranico.
 
Il bambino aveva inventato un gioco che consisteva nello stare seduti sulla strada e aspettare che arrivasse una macchina (a quell’epoca non ne passavano molte in campagna) e l’ultimo che si alzava per evitare di essere investito aveva vinto. Una sorta d’incredibile roulette russa: chi rischiava di più vinceva la sfida.
E lui la vinceva sempre fino al momento in cui una moto l’ha travolto. Fortunatamente, anche in questo caso, senza conseguenze durevoli.
 
Sintetizzando potremmo dire che il bambino metteva in atto dei comportamenti a rischio, suicidari.
Scavando nella storia della famiglia si scopre che il padre della nonna, nella cui casa familiare sono accaduti questi episodi, si era suicidato e questo era un evento di cui tutta la famiglia aveva deciso di non parlare più. Si era creato un non-detto che stava diventando un segreto. Il bisnonno era stato interrato al cimitero, malgrado che all’epoca fosse vietato dalla Chiesa seppellire i suicidi in “terra santa”. Dunque, o la circostanza della morte era stato nascosto anche alla comunità di appartenenza o ci fu il tacito comune accordo per negare il fatto da parte di tutto il paese. Ma i comportamenti “a rischio” del bambino mettono in atto una comunicazione non verbale, inconscia, sul ciò che era stato accuratamente taciuto: il bisnonno non era morto per un incidente ma si era tolto volontariamente la vita.
 

Serge Tisseron dice che il bambino, impossibilitato a parlarne altrimenti, trova altri modi per esprimere il segreto che ossessiona la famiglia. Analizzare le sofferenze della persona quando era bambino, ritrovare i sentimenti che ha vissuto quando era sottomesso alla distorsioni relazionali familiari, può aiutarci a comprendere il segreto.

Tutte le famiglie hanno dei segreti, i famosi scheletri nell’armadio: Anne Ancelin Schützenberger racconta che quando qualcuno le dice che nella sua famiglia non ci sono segreti o misteri, lei risponde seccamente: “non ci credo per niente!”
 
Ma ci sono segreti e segreti, alcuni sono indispensabili per costruirsi e difendere la propria intimità, altri sono “patogeni” e causa di difficoltà e disturbi inspiegabili nelle persone che non sono ammesse alla conoscenza.
Il segreto infatti crea esclusione e una comunicazione malata, paradossale: il bambino che intuisce il segreto non può parlarne perché sente il disagio e la sofferenza del familiare quando viene affrontato un certo soggetto e dunque si impedisce di sapere(…)
 
E come disse Anne Ancelin Schützenberger al convegno sui segreti di famiglia che si tenne ad Avignon nel 2011:
I genitori dovrebbero sapere che rendono un pessimo servizio ai loro figli nascondendo le difficoltà e i drammi della vita. Non nascondete nulla ai bambini, soprattutto agli orfani, ai bambini adottati, a quelli abbandonati e messi in orfanotrofio.
È importante capire che ci sono segreti e fatti drammatici in tutte le famiglie: i segreti sono come una patata bollente che passa di mano in mano bruciando le mani di tutte le generazioni. Questa ripetizione si può interrompere trovando l'origine del segreto e cercando di fare degli atti simbolici che ne concludano la trasmissione.

 

 

[1] Idem

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