Psicogenealogia e impresa

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Anne Ancelin Schützenberger nel suo libro Psychogénéalogie (non ancora tradotto in italiano) dice che non si entra in una famiglia per caso perché la scelta del partner è legata alle ripetizioni transgenerazionali ma che la stessa cosa si può dire per l’impresa dove si lavora che non si sceglie per caso soprattutto se vi si resta per lungo tempo. Spesso il tavolo delle riunioni ricorda quello familiare e i ruoli che sono proposti sono spesso gli stessi che ciascuno ha nella propria famiglia : la vittima, il capro espiatorio, il leader, il salvatore, il cattivo, ecc.

Succede così di riprodurre nell’ambiente di lavoro i rapporti che avevamo all’interno della nostra famiglia : i rapporti con il nostro capo sono identici a quelli che avevamo con un padre autoritario (sottomissione frustrante o ribellione larvata), la promozione di un collega ci fa rivivere dolorosamente l’invidia per un fratello preferito ; una dirigente ci risulta insopportabile perché ci ricorda nostra madre e ogni incontro con lei genererà in noi un modo di sentire e di comportarci automatico, profondamente ancorato in noi fin dall’infanzia.

Riuscire a identificare la sovrapposizione di passato e presente renderà possibile avere in azienda dei rapporti adulti e autonomi dai ruoli familiari e una comunicazione più efficace.

L’azienda assomiglia molto alle famiglie di una volta dove il padre-padrone era l’indiscussa figura carismatica, dove a ciascuno era domandato di assolvere alle proprie responsabilità  senza discutere e senza mostrare i propri sentimenti. L’ipercontrollo e il perfezionismo che vengono richiesti in azienda rinforza spesso i vecchi riflessi e i meccanismi di difesa infantili che producono stress. Inoltre la comunicazione e l’evoluzione è bloccata da questi ruoli che non permettono il pieno sviluppo del capitale umano.

L’azienda funziona meglio quando i suoi collaboratori riescono a superare i blocchi che frenano le loro capacità. Dunque può essere interessante affrontare in gruppo un lavoro centrato sul chiarimento della storia personale di ogni individuo/collaboratore che può diventar anche un chiarimento dei ruoli e della comunicazione all’interno dell’azienda.Il genosociogramma o albero genealogico commentato permette più di qualsiasi altro strumento di mettere in luce le ripetizioni transgenerazionali che possono impedire la piena realizzazione dell’individuo.

 Per quanto riguarda in particolare il problema dei blocchi emotivi che impediscono il successo nel lavoro o la piena riuscita delle proprie potenzialità sono considerati rilevanti dal punto di vista dell’analisi transgenerazionale:

1) l’educazione nell’infanzia (carenze affettive, falla narcisistica e sentimento di mancanza di valore),

2)  la dipendenza affettiva e finanziaria oltre l’età adulta (incesto economico),

3)  le fedeltà familiari inconsce (i comportamenti di sconfitta, i meccanismi di auto-sabotaggio)

4) la ripartizione ingiusta dell’eredità familiare, ecc.

1) L’educazione durante l’infanzia è importante perché, come abbiamo visto, si riproducono, nella vita da adulti, i comportamenti infantili proiettando su superiori e colleghi le figure delle persone che hanno contato per noi. Come spiegano gli psicanalisti l’amore è un equivalente simbolico del denaro e se qualcuno si è sentito amato e valorizzato avrà ancorato nel profondo di se stesso il sentimento che può prendere il suo posto e avere successo in ogni circostanza.

La nozione di riuscita personale è molto soggettiva e rinvia all’ottenimento dei propri obbiettivi e al raggiungimento delle proprie aspirazioni restando coerenti con se stessi. Questa sicurezza di base nasce dall’aver vissuto i primissimi anni di età in sicurezza affettiva e soddisfazione emotiva con genitori o altri personaggi importanti che hanno saputo dare sicurezza e amore. Ma anche avere avuto educatori che sin dai primi anni d’età hanno saputo aiutare a integrare i limiti e a superare senza troppe difficoltà il passaggio dal principio di piacere al principio di realtà.

I limiti strutturanti imposti dai genitori sono fondamentali per riuscire ad accettare le regole sociali e i propri limiti e sono dunque la base di un futuro buon rapporto con l’ambiente di lavoro. Al contrario un sentimento di devalorizzazione nato nell’infanzia per le scarse attenzioni prodigate dai genitori avrà un incidenza maggiore sulle possibilità di riuscire socialmente o economicamente. Come se lo scarso valore accordato al bambino fosse introiettato dallo stesso per lealtà nei confronti dei genitori, continuando a ritenere di non essere “degno”, di non avere “diritto”, di essere “incapace”…

Quando il bambino non trova nella famiglia il clima di sicurezza di cui ha bisogno rischia di restare bloccato per tutta la vita in una ricerca di sicurezza e di dipendente dagli altri. Incapace di rendersi autonomo a causa dei suoi dubbi sulle sue reali capacità di autonomia. I genitori che hanno sofferto di carenze di questo tipo avranno la tendenza a super-proteggere i loro figli rendendoli a loro volta dipendenti e incapaci di accedere a una vera autonomia. Lo schema di disadattazione si trasmette di generazione in generazione.

Il bambino superprotetto dubiterà delle sue competenze personali, professionali e sociali non avendo potuto esperimentare le sue capacità nella realtà. Questo scenario ereditato risulta più che normale nella discendenza familiare al punto che la ricerca di autonomia viene considerata in questo genere di famiglie un tradimento e una mancanza di fedeltà alle tradizioni.

Uno schema di dipendenza di questo genere rischia di provocare nell’adolescente prima e poi nell’adulto inadattazione sociale, fobie, crisi di panico; la vita sociale, professionale e affettiva viene invalidata. La ricerca costante di persone e di sistemi da cui dipendere darà luogo a ripetizioni di fallimenti, traumi, e rifiuti origine di stress cronico nel corso di tutta l’esistenza.

 Anche nel caso del bambino “genitorializzato”, al quale cioè è stato dato il ruolo di genitore a causa di un genitore incapace di proteggerlo, il prezzo da pagare è uno stress permanente da adulto. Il bambino per lealtà al genitore carente sacrifica la sua infanzia comportandosi come un adulto. Da adulto, se non si renderà conto della sua mancanza di sicurezza di base, la sofferenza non riconosciuta ne espressa si trasforma in stess permanente, ansia, fatica cronica. Si tratta di riconoscere il bambino che soffre nell’adulto immaturo e farli crescere tutti e due. Se si propone una Costellazione Familiare su questa problematica, il bambino va ringraziato per la sua pazienza e il suo sacrificio

Nel genosociogramma abbiamo la possibilità di annotare tutte questi eventi senza che diventino l’occasione per rendere “colpevole” qualcuno: si può vedere che chi non è stato capace di avere un rapporto genitoriale equilibrato ha “ereditato” questo comportamento da i suoi stessi genitori che a loro volta lo possono riferire alla loro storia.

 2) Dipendenza affettiva e finanziaria oltre l’età adulta o incesto economico.

Un’altra problematica che impedisce un rapporto corretto con le proprie capacità professionali e di lavoro, soprattutto dei giovani, è la dipendenza finanziaria dai genitori. Le nozioni di attaccamento e distacco sono fondamentali nell’educazione; Voltaire diceva che tutta l’educazione deve avere come fine l’autonomia del giovane. La crisi economica e la parcellizzazione dell’individuo nella società, che lo fa sentire sempre più solo, provoca nei genitori un bisogno intenso di tenersi il più a lungo possibile i figli in casa a tutti i costi inficiando la loro possibilità di distaccarsi e di fare la loro vita.

Ma non è solo un problema economico: anche negli ambienti operai di una volta i figli che lavoravano restavano in casa fino al matrimonio ma davano una parte del loro salario ai genitori per pagare il loro mantenimento. Attualmente succede che spesso il figlio anche dopo aver lasciato la casa dei genitori pretenda e ottenga dei soldi per soddisfare i suoi bisogni. Questa confusione di ruoli viene chiamato incesto economico.

3) Fedeltà familiari inconsce (i comportamenti di sconfitta, i meccanismi di auto-sabotaggio) Alle fedeltà familiari inconsce va imputata anche la cosi detta nevrosi di classe: per lealtà familiare un figlio non può valere di più di suo padre pena un senso di colpa permanente che può portare a comportamenti di sconfitta inconsapevoli. L’auto sabotaggio è anch’esso imputabile alle lealtà transgenerazionali: una famiglia “formica” (lavoratori e risparmiatori accaniti) alleverà più facilmente delle piccole formiche che divenute adulte avranno una relazione anoressica con il denaro e avranno sempre la paura della sua  mancanza anche quando vivranno nell’agio.

Al contrario il piccolo di cicala (dilapidatori, consumatori compulsivi) da adulto non potrà spesso fare a meno, per auto-sabotaggio, di spendere fino all’ultimo centesimo o di non fare i conti, giocare al casino, ecc., per evitare di avere qualche risparmio che lo porrebbe al di fuori del suo sistema-famiglia.

 Un’altra grossa fonte di stress è l’emigrazione. Lasciare il proprio paese, la propria casa, la propria lingua, i propri costumi, le abitudoini, i genitori e i familiari, provoca uno stress acuto che perturba profondamente il proprio sistema familiare. Istallarsi in un altro luogo e adattarsi a l’ignoto stressa coloro che si esiliano anche se volontariamente. Spesso le angosce e le afflizioni vissute nella precipitazione della partenza, poi nell’urgenza dell’adattamento, sono rimosse. Questi avvenimenti non elaborati sono trasmessi inconsciamente alle generazioni che seguono. Possono indurre un sentimento di inicurezza di base e possono passare per degli episodi di stress rimessi in scena dai discendenti.

 4) La ripartizione ingiusta dell’eredità familiare.

La trasmissione ingiusta o l’esclusione dall’eredità familiare è uno dei fattori che possono determinare degli stalli esistenziali nei discendenti. Le eredità sono simbolicamente trasmissioni dell’energia vitale di una stirpe; impedire la loro giusta circolazione può costituire un vero e proprio corto-circuito nell’evoluzione della famiglia. Indipendentemente dall’importanza della fortuna trasmessa la ripartizione ingiusta o l’esclusione dall’eredità può produrre dei conflitti gravi tra i membri coinvolti perché in realtà mette in discussione il valore e la collocazione affettiva simbolica concessa a ognuno. 

Se per i discendenti dei favoriti si tramanderà un senso di colpa inconscio per aver infranto il patto di lealtà con gli altri membri, per i discendenti degli esclusi si constaterà spesso delle difficoltà di diverso tipo per quello che concerne la riuscita e la relazione con il denaro. Queste difficoltà proverranno da credenze fortemente radicate nel vissuto transgenerazionale riproponendo il sentimento di non avere il diritto di prosperare.

Tutte queste problematiche sono da tenere in particolare considerazione quando si parla del genosociogramma in azienda in quanto permettono di depistare i blocchi che impediscono il miglior funzionamento del “capitale umano”. Sappiamo che lo stress è un grosso fattore che impedisce il pieno sviluppo delle risorse umane. In Francia sono stati fatti degli studi su stress e lavoro che hanno evidenziato che lo stress uccide un dipendente al giorno.

L’Agenzia europea per la salute e la sicurezza nel lavoro definisce lo stress lavorativo come « quello che si produce quando c’è un disequilibrio tra la percezione che la persona ha degli obblighi che gli sono imposti e la percezione che essa ha delle sue risorse per adempier a questi obblighi ». Per il codice del lavoro francese i datori di lavoro hanno l’obbligo di valutare tutti i rischi della loro impresa compresi i rischi psicosociali. Devono inoltre preservare la salute fisica e mentale del loro personale.

Anche in mancanza di questo obbligo giuridico, va tenuto in conto dall’impresa il costo economico imprtante causato dall’assenteismo, la perdita di produttività e il turn-over che derivano dallo stress e dal suo impatto sui collaboratori. Portare i fardelli e le cripte delle generazioni passate, cioè conservare i traumi vissuti dalla famiglia, ripetere le situazioni fallimentari, di malattie, di rifiuto, di separazione o di vergogna sono dei fattori di stress grandi consumatori di energia fisica e psichica.

Portare i “pesi” degli altri perturba gravemente il nostro sistema di regolazione. È un fattore di stress che ci costa energia e ci obbliga a una resistenza permanente. E`un ostacolo alla realizzazione di se. L’energia bloccata nelle valige di altri che noi portiamo senza saperlo, attende solo che noi la liberiamo.Liberare le forze che sono bloccate nei non-detti, i segreti, i traumi, gli scenari ereditati, ecc. è il fine del lavoro di psicogenealogia.

Le falle create in noi dai problemi non compresi e non elaborati dai nostri avi sono, in una viat professionale molto stressante , dei rischi di blocco e di ostacolo alla completa realizzazione di se.

dal libro di Marie-Noele Maston-Lerat, Psychogénéalogie et relation à l'argent et réussite, Éditions Quintessence, Aubagne 2006

Maura Saita - 3409345394
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